Troppa igiene fa male?

In questo periodo di pandemia, l’igiene ha assunto un ruolo fondamentale nelle nostre vite e rappresenta la prima linea di prevenzione contro la diffusione del COVID-19.  Previene, inoltre, le infezioni anche di altro tipo e di conseguenza contribuisce alla riduzione dell’eventuale uso di antibiotici e alla formazione di specie resistenti.

É dunque buona prassi curare l’igiene delle superfici con cui veniamo a contatto e tutto ciò che utilizziamo frequentemente, disinfettandole quando necessario, ma questa attività non deve diventare un'ossessione!

Non è necessario eliminare microbi e batteri a tutti i costi, ovunque essi siano: la scienza del microbioma ci mostra oggi come i milioni di microbi che vivono attorno e dentro noi (il microbioma umano) siano essenziali alla nostra vita. 

La mancata esposizione ai microbi nei nostri ambienti umano, animale e naturale, necessaria per sostenere un microbioma sano e diversificato, è ora associata con la crescita della diffusione di malattie allergiche ed autoimmuni, come infiammazioni intestinali, diabete di tipo 1 e altre patologie. Apportando continui cambiamenti al nostro stile di vita abbiamo ridotto la presenza di microbi, ma questo traguardo non è sempre positivo in quanto - come indicato precedentemente - tutto ciò espone l’organismo alla possibile comparsa di allergie e altre patologie. Non è però dalle cure della pulizia che deriva questa riduzione di esposizione, ma piuttosto dalla maggior diffusione dei parti cesarei, minor diffusione dell’alimentazione al seno e minori interazioni dei bambini con i loro simili.

Diventa quindi importante sfatare un mito, ossia sottolineare come la maggior parte dei “milioni di germi” che si trovano nelle nostre case sono per la maggior parte, innocui e probabilmente utili.

Per garantire l’igiene non occorre cercare un ambiente totalmente sterile, ma occorre combattere i germi pericolosi lì dove c’è un possibile rischio di contaminazione e quando questo evento può portare a una conseguente situazione di pericolo.

Alcuni esempi? Un semplice starnuto vicino alla superficie dove si cucina, un familiare convivente che presenta dei sintomi influenzali, accarezzare i propri animali domestici, oppure toccare a mani nude i rifiuti.

In occasione di questi episodi è necessario lavarsi le mani con il sapone per essere sicuri di eliminare i germi, procedere disinfettando le superfici potenzialmente contaminate o adottando processi di disinfezione con calore >60°C.

La Ricerca mostra che le maggiori vie di diffusione dei microbi pericolosi sono attraverso superfici toccate come le mani, le superfici a contatto con il cibo, le spugne e gli strofinacci usati per le pulizie. É qui che le pratiche di “Igiene mirata” si devono focalizzare.

I punti di ingresso degli agenti patogeni sono occhi, naso, bocca, pelle danneggiata o mucose, ed è quindi di fondamentale importanza tutelare queste aree del corpo dal contatto con le superfici non igienizzate, in modo tale da interrompe la catena di contaminazione.

Non allarmatevi dunque. Come avete capito è necessario prestare attenzione all’igiene, sì, ma senza però perdere il senno!

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